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Piante straordinarie, altro che intelligenti


Le piante ricordano, decidono e comunicano. Ma considerarle intelligenti o coscienti non è giustificato da quel che sappiamo e fa perdere di vista le qualità eccezionali che davvero le caratterizzano.

Ti trovi in un bosco. L’odore pungente della resina delle conifere ti impregna le narici, insieme a quello più legnoso degli aghi di pino secchi ai tuoi piedi, che scrocchiano a ogni tuo passo. Qua e là, tra il letto di aghi, di tanto in tanto spunta il verde germoglio di una nuova piantina. Ma sono i fiori ad attirare di più il tuo sguardo, grazie al loro profumo e ai colori vivaci che spiccano tra l’erba verde. A un certo punto starnutisci: un pulviscolo lanuginoso sospeso nell’aria ti è entrato nel naso. E’ uno scenario di pace e silenzio. Per minuti non sembra muoversi nulla, tranne gli insetti che volani e qualche scoiattolo che si arrampica sui rami. Le foglie ondeggiano al vento come in balia di esso, il pulviscolo di semi resta sospeso. Insomma, le piante, che compongono la quasi totalità della vita nel bosco, sembrano il fondale di una pièce teatrale, tanto bello quanto inerte. In realtà però, questa immobilità è dovuta più ai limiti del nostro sguardo che a un’effettiva <<apatia>> vegetale. Le piante terrestri usano il tempo e lo spazio in modo molto diverso da noi: anziché puntare sul movimento come strategia per ricercare cibo e sfuggire a situazioni di pericolo, l’evoluzione le ha portate sulla strada dell’autotrofia e della crescita indefinita. In parole povere, producono da sole l’energia di cui hanno bisogno, dalla luce solare e dall’anidride carbonica nell’aria. In questo modo hanno molta energia da investire nella crescita.

AUTORI: di Alex Costa, Elisa Dell’Aglio e Matteo Grasso
RIFERIMENTO RIVISTA: Le Scienze, n. 688 Dicembre 2025

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